Torna l’estate e con essa si amplifica, ahinoi, il rischio di incendi su tutto il suolo nazionale.
Mentre stiamo per entrare nel periodo più caldo dell’anno, è ancora vivo il ricordo della stagione 2007, una delle più difficili e drammatiche che si siano mai verificate, avendo lasciando dietro di sé un brusco incremento degli indici statistici e migliaia di ettari distrutti dalle fiamme. E’ stato un fuoco che non ha devastato solo la natura e territorio, ma che ha preso anche vite umane: ventitrè le vittime in Italia, ben sessantotto in Grecia. Tra queste, il tributo più pesante è stato pagato dalla Sicilia nel tragico incendio dell’agriturismo il “Rifugio del falco” di Patti (ME), costato la vita a cinque persone. Una diffusa illegalità ambientale sprezzante di tutto e tutti, che non ha risparmiato nemmeno il territorio affacciato sullo Stretto. Tante, infatti, sono state le notti estive punteggiate dal rosso vivo del fuoco che, inesorabilmente, ha mandato in fumo ampie zone dei comuni di Messina, Reggio Calabria, Villa S. Giovanni e Scilla.
E’ per questi motivi che riteniamo opportuno, prendendo spunto dal “Dossier Incendi 2007” del Corpo Forestale dello Stato, delineare un quadro della situazione che ci lasciamo alla spalle, in modo da prendere coscienza dei danni talvolta irreparabili arrecati dagli incendi, conoscerne le cause scatenanti e renderci più sensibili verso i valori della tutela e della prevenzione del patrimonio ambientale.

Gli incendi boschivi nel 2007
Il bilancio del fuoco nel 2007 è stato uno dei più pesanti che si siano mai registrati: 10.639 incendi, che hanno percorso una superficie di 227.729 ettari, di cui 116.602 boscati. Si tratta della situazione più grave dopo il 2000, anno di approvazione della legge 353 sugli incendi boschivi. Anche il confronto con il periodo precedente al 2000 è negativo. Dal 1997 non si verificava un numero maggiore di incendi (11.612), dal 1993 non bruciava una così estesa superficie boscata (116.378 ettari), mentre bisogna risalire indietro al 1981, nel periodo più drammatico della storia degli incendi in Italia, per trovare una più ampia superficie totale percorsa dal fuoco (229.850 ettari). Rispetto al 2006 il numero di fuochi è quasi raddoppiato, la superficie boscata percorsa è stata sette volte maggiore, quella totale si è quintuplicata. La superficie media per incendio nel 2007 è stata pari a 21,4 ettari, la maggiore mai registrata a partire dal 1970, anno di inizio della rilevazione statistica dei dati sugli incendi boschivi. La gravità della situazione registrata si rivela non solo nel notevole numero di incendi e nelle enormi porzioni di territorio percorse, ma anche per altri parametri: rispetto al 2006 è aumentata la percentuale di superficie boscata percorsa dal fuoco, l’incidenza della superficie bruciata ricadente in aree protette, la concentrazione del fenomeno nei mesi estivi, la dolosità.



Il pericolo incendi nell’Area dello Stretto di Messina
Tutte le regioni italiani sono state interessate gravemente dagli incendi, registrando incrementi correlati alle eccezionali condizioni climatiche, maggiori nel sud e nelle isole, più contenuti nell’Italia centrale e settentrionale. Anche l’Area dello Stretto, come tutte le regioni meridionali, è stata colpita in modo violento dall’emergenza estiva, mentre le aree settentrionali della penisola hanno registrato aumenti di minore entità, concentrati prevalentemente nel periodo invernale. In questa situazione generale, che trova comunque riscontro in condizioni prolungate di aridità sia invernale che estiva e in temperature estive eccezionalmente elevate, associate a forti venti, si evidenziano alcune circostanze particolari, meritevoli di ulteriori analisi.
La Calabria, purtroppo, è stata la regione più devastata dal fuoco: 1.880 incendi, oltre 43.126 ettari di territorio percorso, 24.806 ettari di bosco danneggiato. Rispetto al 2006 il numero di incendi è raddoppiato, la superficie boscata percorsa è aumentata di otto volte, quella totale si è quintuplicata. A ciò devono aggiungersi i danni alle strutture e infrastrutture, i rischi per i centri abitati e per la viabilità, le perdite di vite umane (due le vittime a Lappano in prov. di Cosenza). La gravità evidenziata, non eguagliata da altre regioni italiane, pur se favorita dall’aridità, dalle alte temperature, dai venti forti e caldi, non può essere valutata senza tener conto del drastico cambiamento intervenuto in ambito regionale nell’organizzazione antincendio. Infatti, in adempimento al Piano antincendio triennale 2007-2009 adottato dalla Regione Calabria, la titolarità dell’intervento terrestre, nelle varie fasi di avvistamento, coordinamento, spegnimento, è stata attribuita all’Istituzione regionale, lasciando al Corpo forestale dello Stato il coordinamento del concorso aereo nazionale e l’attività di rilevazione e di indagine. L’innovazione introdotta, evidentemente non perfezionata dal punto di vista organizzativo, ha determinato alcune carenze e, talvolta, ritardi operativi nella lotta attiva che hanno contribuito a determinare i gravi danni subiti dal territorio calabrese. Sul versante dello Stretto particolare rilevanza assumono i 68 incendi verificatisi nel Parco Nazionale dell’Aspromonte, che ha coinvolto 1032 ettari di superficie. La provincia di Reggio Calabria è stata interessata da 336 eventi incendiari, piazzandosi al terzo posto tra le aree più colpite dopo Cosenza e Catanzaro. Quella reggina è tra le 11 province che nel 2007 hanno registrato più di 200 incendi insieme a Latina, Frosinone, Salerno, Cosenza, Catanzaro, Crotone, Agrigento, Sassari, Nuoro e Cagliari.

In Sicilia, secondo i dati forniti dal Corpo Forestale dello Stato, il fuoco ha avuto un comportamento più prevedibile nella sua drammaticità. Gli incendi sono stati complessivamente 1254, terzo posto assoluto tra le regioni italiane, subito dopo la Campania (1.779) e prima della Sardegna (1.097). La provincia di Messina è stata coinvolta da 163 eventi incendiari, la seconda dopo quella di Agrigento (528), ma è stata la prima in relazione alla superficie percorsa dal fuoco con 11.220 ettari coinvolti. Questo dato la fa rientrare nella triste schiera delle 25 province italiane nelle quali sono stati percorsi dal fuoco più di 1.000 ettari di superficie boscata insieme a: Savona, Ascoli Piceno, Latina, Frosinone, L’Aquila, Pescara, Chieti, Caserta, Benevento, Avellino, Salerno, Foggia, Bari, Taranto, Potenza, Cosenza, Catanzaro, Reggio Calabria, Crotone, Palermo, Enna, Catania, Sassari, Nuoro, Cagliari. L’area del Parco dei Nebrodi è stata interessata da 17 incendi che hanno percorso 2.847 ettari di superficie. Sul versante messinese dello Stretto la zona di Monte Ciccia è stata particolarmente battuta dalla fiamme, unitamente ad altre aree pedamontane dei Peloritani.

-
colposità, che a volte assume il profilo dell’irresponsabilità, causata soprattutto dalla distruzione dei residui vegetali o dalle ripultiture di terreni e incolti;
-
illegalità diffusa, legata al bracconaggio di cinghiali, a fatti causati dagli addetti e volontari dello spegnimento, a ritorsioni;
-
criminalità rurale, in situazioni in cui pastori sono legati a contesti criminosi, per fini di deprezzamento di terreni e lotti boschivi, intimidazioni, interessi in successive costruzioni edilizie e rimboschimenti;
-
cause naturali , come fulmini, autocombustioni, eruzioni vulcaniche (tutti eventi molto rari).
Gli incendi dolosi sono aumentati nel 2007 rispetto allo scorso anno, passando dal 59,9% al 65,5%, mentre quelli colposi hanno subito una lieve contrazione, dal 15,25% al 13,4%. Nell’insieme gli incendi riconducibili all’attività umana hanno rappresentato, nel 2007, il 78,9%. Gli incendi dovuti ad eventi naturali sono stati lo 0,6% del totale, quelli accidentali lo 0,7%. Oltre 2.000 incendi, pari al 19,8%, sono rimasti senza attribuzione. L’aspetto sicuramente più preoccupante è l’aumento della dolosità che, in termini percentuali, risulta la più alta dal 1998 e che in valori assoluti costituisce la causa di quasi 7.000 incendi, più del doppio di quelli dello scorso anno. Analizzando le cause all’interno di ciascuna regione le percentuali della dolosità aumentano. In Calabria gli incendi volontari sono stati il 79% del totale regionale, in Lombardia il 75%, in Campania il 76%, in Sicilia il 72%. Gli incendi colposi sono stati significativi in Puglia, dove hanno inciso per il 30,5%, per motivazioni prevalentemente legate alle pratiche agricole. Sono stati constenti anche in Calabria, in Campania, in Toscana. Gli incendi naturali hanno assunto rilevanza in Trentino Alto Adige, in Piemonte e in Friuli Venezia Giulia, quelli accidentali sono stati soprattutto in Toscana e in Piemonte. Gli incendi rimasti senza l’attribuzione di una causa sono preponderanti in Sardegna, dove gli eventi dubbi sono 669, pari al 61,2% del totale. Individuare le motivazioni che sono alla base della dolosità è una delle fasi dell’attività di indagine compiuta sul luogo dell’incendio, che di per se comporta un notevole grado di difficoltà in quanto si opera in spazi aperti e ampi, nei quali le eventuali tracce sono labili e facilmente alterabili. Anche per questo nella maggior parte degli incendi dolosi, cioè nel 56,6% dei casi, non è stato possibile individuare la motivazione che ha attivato la mano degli incendiari. Nei restanti casi, invece, risultano preponderanti le motivazioni che attengono alla ricerca di un profitto, cui sono stati attribuiti il 31,1% degli incendi dolosi. Gli interessi sono legati alla rinnovazione del pascolo, al recupero di terreni per fini di coltivazione, al risparmio di manodopera, alla speculazione edilizia, a fini occupazionali, al bracconaggio, all’ottenimento di prodotti. In Sicilia, in Calabria e nel Lazio tali motivazioni sono molto rilevanti. In Sicilia si riconduce alla ricerca di un profitto la metà del totale degli incendi verificatisi. Solo il 7,3% degli incendi dolosi è dovuto a turbe comportamentali e piromania (225 incendi in Calabria, 87 in Sicilia), mentre a proteste e risentimenti è stato attribuito il 5% degli incendi volontari. Per quanto riguarda gli incendi colposi sono preponderanti le motivazioni che attengono alle attività agricole e forestali, cui si deve il 43,2% dei roghi non volontari. In questi casi gli incendi traggono origine da fuochi accesi per ripuliture di incolti, per la rinnovazione del pascolo, per la bruciatura di stoppie, per la ripulitura di scarpate stradali e ferroviarie. Ai mozziconi di sigarette e ai fiammiferi accesi lasciati cadere su materiali infiammabili si riporta il 24,7% degli incendi colposi. Altre attività, quali quelle di tipo ricreativo e turistico, nonchè i fuochi accesi in discariche abusive, quelli derivanti dall’uso di apparecchi di vario genere, sono all’origine dell’11,5% degli eventi non volontari. Nel restante 20,6% dei casi non è stato possibile individuare la motivazione della colposità. È ancora la Sardegna la regione nella quale prevalgono le cause colpose non definite.

Prevenire gli incendi
Per prevenire gli incendi boschivi molto spesso sarebbe sufficiente rispettare alcune semplici norme di comportamento, così da salvaguardare un patrimonio comune quale è quello boschivo. È dunque buona regola:
-
non gettare, dai finestrini delle auto, mozziconi di sigaretta ancora accesi;
-
non accendere fuochi in prossimità di aree boscate;
-
non accendere in campagna le stoppie in periodi di forte calura e comunque senza aver prima preso le giuste precauzioni;
-
non accendere bracieri di fortuna;
-
non parcheggiare le automobili in zone ricoperte da erba secca: il calore della marmitta potrebbe incendiarle;
-
se si vede un piccolo fuoco lungo il ciglio della strada o dentro un bosco non andarsene via come se la cosa non ci riguardasse, ma provvedere con le proprie forze a spegnerlo;
-
se l’incendio è già di medie proporzioni avvisare subito i Forestali o i Vigili del Fuoco;
-
non accendere fuochi fuori dalle aree attrezzate quando si fanno gite fuori città: è pericoloso e vietato.

Cosa fare in caso d’incendio
Ma quali sono le contromisure che possiamo prendere contro il fuoco? Ecco un serie di accorgimenti che possono salvare la nostra vita e quella degli altri:
-
se è un principio di incendio, tentare di spegnerlo, solo se si è certi di una via di fuga, tenendo le spalle al vento e battendo le fiamme con un ramo verde fino a soffocarle;
-
non sostate nei luoghi sovrastanti l’incendio o in zone verso le quali soffi il vento;
-
non attraversate la strada invasa dal fumo o dalle fiamme;
-
non parcheggiate lungo le strade. L’incendio non è uno spettacolo;
-
la strada è chiusa? Non accodatevi e tornate indietro;
-
permettete intervento dei mezzi di soccorso, liberando le strade e non ingombrandole con le proprie autovetture;
-
indicate alla squadre antincendio le strade o i sentieri che conoscete;
-
mettete a disposizione riserve d’acqua ed altre attrezzature.
Se siete circondati dal fuoco
- cercate una via di fuga sicura: una strada o un corso d’acqua;
- cospargetevi di acqua o copritevi di terra;
- preparatevi all’arrivo del fumo respirando con un panno bagnato sulla bocca;
- in spiaggia raggruppatevi sull’arenile e immergetevi in acqua. Non tentate di recuperare auto, moto, tende o quanto vi avete lasciato dentro. La vita vale più di uno stereo o di uno zainetto!
- non abbandonate una casa se non siete certi che la via di fuga sia aperta. Segnalate la vostra presenza;
- sigillate (con carta adesiva e panni bagnati) porte e finestre. Il fuoco oltrepasserà la casa prima che all’interno penetrino il fumo e le fiamme;
- non abbandonate l’automobile se non siete certi che la via di fuga sia aperta. Chiudete i finestrini e il sistema di ventilazione, segnalate la vostra presenza con il clacson e con i fari.
- attraversate il fronte del fuoco dove è meno intenso, per passare dalla parte già bruciata;
- stendetevi a terra dove non c’è vegetazione incendiabile.
Infine, è necessario non stancarsi mai di sensibilizzare gli altri sulla necessità di proteggere il nostro già esiguo patrimonio boschivo, fonte di vita e di interesse turistico. Distruggere altri boschi vorrebbe dire facilitare i processi di erosione e desertificazione che già stanno interessando alcune regioni meridionali del paese, Sicilia compresa. Lo Stretto di Messina, per altro, è una di queste zone a rischio. Noi tutti abbiamo il dovere di salvaguardare la natura dei luoghi in cui viviamo, segnalando senza indugi alle Autorità competenti ogni illegalità. Gli alberi sono i pilastri del nostro ecosistema, non scordiamolo mai.

Pubblicato in Attività





































