Inserito da: torredelfaro | 9 Dicembre 2008

SOS lago di Ganzirri: la nostra segnalazione

L’Associazione “Torre del Faro” ha inviato il 3 dicembre scorso una segnalazione alla Provincia Regionale di Messina, in qualità di Ente gestore della Riserva Naturale Orientata  “Laguna di Capo Peloro”, riguardante un grave stato di pericolo per la vegetazione ornamentale del lago di Ganzirri.

Trattasi di una probabile patologia batterica che si sta propagando inesorabilmente tra gli alberi che circondano lo specchio d’acqua, soprattutto pini e conifere. A questo proposito, l’Associazione ha ritenuto utile rivolgersi preliminarmente ad un esperto di propria fiducia, che ha gentilmente fornito una sinottica valutazione sulle attuali condizioni dei fusti interessati.

La causa di questo contagio potrebbe essere un pericoloso batterio (Agrobacterium tumefaciens). Tale batterio determina l’insorgenza di tumori, spesso di notevoli dimensioni, su diversi organi legnosi delle piante, in particolare radici. Il tumore altera profondamente la struttura dei tessuti, per cui quando è di dimensioni rilevanti può portare a morte la pianta. Il batterio è in grado di colpire molte specie vegetali. Da rilevare che il patogeno si conserva nel terreno per almeno 2 anni e che penetra nella pianta principalmente da ferite. Forse una potatura fatta male o fuori stagione potrebbe essere stata la ragione di questi decessi a catena.

L’Associazione, in tal senso, ha instaurato un iniziale contatto con il consigliere Francesco Rella, Presidente della IV Commissione consiliare, che si è dimostrato particolarmente attento alla problematica.

Negli ultimi anni stiamo assistendo, finalmente, ad una graduale opera di recupero e valorizzazione degli specchi lacustri di Ganzirri e Faro. L’occasione ci è stata utile, tuttavia, per porre all’attenzione dell’Amministrazione provinciale la deplorevole condizione in cui versano il canneto situato sul versante O del lago, nel quale si annidano rifiuti di ogni genere, nonché delle palme che si trovano sullo stesso versante, le quali non vengono potate visibilmente da lungo tempo esponendole così a probabili patologie fungine. Sarebbe auspicabile, altresì, che venisse predisposto un servizio di manutenzione ordinaria del verde e dei camminamenti perimetrali dei laghi al fine di monitorare/prevenire costantemente ogni eventuale circostanza di danneggiamento per gli stessi.

Per i motivi sopra esposti, convinti che la cooperazione tra soggetti pubblici e privati può offrire un contributo rilevante, oltre che alla propria crescita istituzionale e sociale, anche al territorio in cui esse operano, ci auguriamo che la Provincia Regionale di Messina prenda in considerazione la nostra comunicazione ed adotti quanto prima i dovuti provvedimenti del caso.

 

 

In allegato:

  • Lettera integrale indirizzata al Presidente della Provincia di Messina, Cesare Ricevuto;
  • “Rilievo sullo stato di salute della vegetazione orgamentale del Lago di Ganzirri” a cura di Salvatore Filloramo, Perito Agrario dell’Associazione Meteoweb ONLUS.

 

 

Alla C.A.

On. Giovanni Cesare Ricevuto

Presidente Provincia Regionale di Messina

 

e.p.c.

Dott. Gaetano Duca

Assessore alle Politiche del Territorio;

Pianificazione degli interventi infrastrutturali

sul territorio provinciale (P.T.P.);

Master plan delle opere da finanziare e realizzare;

Protezione civile e Sicurezza; Parchi, Riserve; Caccia

 

Dott. Francesco Rella

Presidente IV Commissione consiliare

 

 

 

Oggetto: segnalazione sullo stato di salute della vegetazione ornamentale del lago di Ganzirri

 

 

 

Gentile Presidente,

la presente per segnalare un grave stato di pericolo per la vegetazione ornamentale della Laguna di Capo Peloro, Riserva Naturale Orientata istituita dalla Regione Siciliana con Decreto assessoriale del 21 giugno 2001, della quale la Provincia Regionale di Messina, da Lei rappresentata, è l’Ente gestore. La necessità della segnalazione di cui sopra è avvalorata dal fatto che la Riserva sia riconosciuta come Sito di Importanza Comunitaria ai sensi della Direttiva 92/43/CEE e come Zona a Protezione Speciale ai sensi della Direttiva 79/409/CEE nell`ambito del Water Project del 1972. Con il provvedimento declaratorio n. 1342/88 del 19.07.’88, inoltre, i due laghi ubicati nel territorio comunale di Messina, denominati “di Ganzirri” o “Pantano Grande” e “del Faro” o “Pantano piccolo”, sono stati dichiarati beni d’interesse etno-antropologico.

In tal senso, la nostra Associazione è nata nel maggio 2008 dall’iniziativa di alcuni giovani messinesi al fine di porre in essere iniziative di valorizzazione e promozione del territorio dello Stretto di Messina, con particolare attenzione verso l’area di Capo Peloro. La mission che l’Associazione intende perseguire riguarda un’opera di sensibilizzazione verso i valori della tutela ambientale, della conservazione del patrimonio artistico-culturale e della memoria storica di un sito, quello affacciato sullo Stretto, reso unico al mondo dalle sue peculiarità.

Nell’ambito delle nostre attività istituzionali riteniamo doveroso porre all’attenzione della Provincia di Messina il preoccupante stato di salute che interessa, nello specifico, la vegetazione ornamentale del Lago di Ganzirri. Trattasi di una probabile patologia batterica che si sta propagando inesorabilmente tra gli alberi che circondano lo specchio d’acqua, soprattutto pini e conifere. A questo proposito abbiamo ritenuto utile rivolgerci preliminarmente ad un esperto di nostra fiducia, che ci ha gentilmente fornito una sinottica valutazione (che inviamo in allegato) sulle attuali condizioni dei fusti interessati. Delineato così il quadro della situazione, è stata nostra cura redigere quanto prima la presente segnalazione alla quale includiamo, inoltre, una documentazione fotografica.

Negli ultimi anni stiamo assistendo, finalmente, ad una graduale opera di recupero e valorizzazione degli specchi lacustri di Ganzirri e Faro, e siamo fiduciosi che l’Amministrazione provinciale continuerà sulla strada intrapresa. L’occasione ci è utile, tuttavia, per porre alla Sua attenzione la deplorevole condizione in cui versano il canneto situato sul versante O del lago, nel quale si annidano rifiuti di ogni genere, nonché delle palme che si trovano sullo stesso versante, le quali non vengono potate visibilmente da lungo tempo esponendole così a probabili patologie fungine. Sarebbe auspicabile, altresì, che venisse predisposto un servizio ordinario di manutenzione del verde e dei camminamenti perimetrali dei laghi al fine di monitorare/prevenire costantemente ogni eventuale circostanza di danneggiamento per gli stessi.   

Per i motivi sopra esposti, convinti che la cooperazione tra soggetti pubblici e privati può offrire un contributo rilevante, oltre che alla propria crescita istituzionale e sociale, anche al territorio in cui esse operano, ci auguriamo che la Provincia Regionale di Messina prenda in considerazione la nostra comunicazione ed adotti quanto prima i dovuti provvedimenti del caso.  

 

Augurandole buon lavoro, porgiamo cordiali saluti.

 

 

 

*****

 

 

 

Salvatore Filloramo

Perito agrario

Via Arno, n. 6

98100 Messina

 

 

 

 

 

Rilievo sullo stato di salute della vegetazione ornamentale del lago di Ganzirri

 

  

Frame work

Il complesso lagunare di Capo Peloro è situato all’estremità nord-orientale della Sicilia, dove l’alluvionale della costa occidentale dello Stretto di Messina raggiunge la sua massima estensione. Qui il moto ondoso e le correnti di marea hanno favorito la formazione di cordoni litorali i quali, col tempo, hanno avuto la possibilità di racchiudere tratti di mare più o meno ampi. I detriti trasportati dai torrenti, che un tempo scendevano dalle colline e sfociavano nelle lagune e nei “Pantani” così formatasi, hanno portato poi all’interramento di parte di essi ed alla loro divisione in più parti fino all’attuale conformazione, comprendente i due laghi salmastri di Faro e Ganzirri.

Ai bordi della strada, lato mare, che costeggia il “Pantano Grande” (o di Ganzirri), in passato si è scelti di impiantare numerosi pini ornamentali. Tali fusti appartegono alla famiglia Pinus pinea (Pino domestico). Essa è una conifera sempreverde, a crescita abbastanza rapida, originaria dei paesi che si affacciano sul mediterraneo; ha fusto eretto, con corteccia rossastra, che si rompe in placche abbastanza grandi, di colore grigio-marrone. Le ramificazioni partono soltanto nella zona sommitale del fusto, dando origine ad un’ampia chioma tondeggiante, che con il tempo assume una caratteristica forma ad ombrello. Questi pini amano le posizioni soleggiate, non temono molto il freddo, anche se non sono indicati per le regioni alpine. Sono molto adatti come alberi ombreggianti o nelle alberature stradali, vista l’adattabilità alla siccità ed all’inquinamento; non temono i forti venti e la salsedine; in genere si accontentano dell’acqua piovana, anche se è bene annaffiare abbondantemente i giovani esemplari al momento dell’impianto.

I fusti appartenenti alla famiglia Pinus pinea, necessitano di terreni molto ben drenati, sabbiosi ed anche rocciosi; in alcuni paesi vengono detti pini delle rocce. In genere mostrano di potersi adattare anche in condizioni estreme, non amano però i terreni umidi e i ristagni idrici in generale.

 

Rilievo

Dal sopralluogo da me effettuato in data 27 novembre 2008, gli alberi presenti non godono generalmente di buona salute. Molti di questi esemplari si trovano in condizioni di stress, altri invece fortemente debilitati, tanto che presentano un arresto vegetativo netto. Diversi sono deceduti e sono stati segati, mentre altri sono in procinto di decedere. Le chiome non sono più verdeggianti, anzi l’apparato fogliario perde il colore verde smagliante che li contraddistingue, assumendo un colore verde chiaro/giallognolo, ed a stento fruttificano.

I primi pini che si incontrano sulla via Lago Grande, in direzione S-N, testimoniamo queste anomalie. A tal proposito, è esemplificativa la differenza fra i primi due fusti e gli altri in successione. La dissonanza fra i rispettivi stati di salute è evidente. Procedendo verso N, la situazione è la medesima. Alcuni esemplari sono irreversibilmente compromessi, altri deceduti, ed altri in forte stato di stress. Gli esemplari attualmente esistenti sono 32. Quelli che godono di buona salute sono 9, i deceduti sono 2, mentre gli altri 21 esemplari si trovano in stato di pericolo.

 

Eziopatogenesi

In base ad una semplice osservazione visiva in campo, è impossibile dare una risposta certa. Bisognerebbe fare delle indagini più approfondite, andando a fare delle campionature su radici, nel fusto, ecc. E’ evidente, tuttavia, che si è trattato di un contagio fra esemplari a catena. Questo non ha interessato solo i pini del lungolago, ma anche un cipresso di un privato e le conifere poste nel versante nord del Lago, le quali sono tutte in procinto di morte.

La causa di questo contagio potrebbe essere un pericoloso batterio (Agrobacterium tumefaciens). Tale batterio determina l’insorgenza di tumori, spesso di notevoli dimensioni, su diversi organi legnosi delle piante, in particolare radici. Il tumore altera profondamente la struttura dei tessuti, per cui quando è di dimensioni rilevanti può portare a morte la pianta. Il batterio è in grado di colpire molte specie vegetali. Da rilevare che il patogeno si conserva nel terreno per almeno 2 anni e che penetra nella pianta principalmente da ferite. Forse una potatura fatta male o fuori stagione potrebbe essere stata la causa di questi decessi a catena.

 

Profilassi

Il controllo dell’Agrobacterium si basa esclusivamente su interventi preventivi, perché non esistono presidi sanitari, autorizzati in agricoltura, in grado di curare questa alterazione. Tuttavia, una volta individuato il tumore, possono essere fatte delle iniezioni con principi attivi adatti.

Da sottolineare che il clima mite ed umido favorisce l’insorgenza di malattie fungine e di afidi, per cui sarebbe consigliabile eseguire trattamenti a largo spettro e con fungicida sistemico, in modo da prevenire l’attacco di afidi e lo sviluppo di malattie fungine. Quando le infestazioni tendono ad aggravarsi, è però opportuno intervenire irrorando l’intera pianta con aficidi quali: acefale, pirimicarb, etiofencarb o con altri preparati specifici a bassa tossicità. Nel nostro caso, sarebbe consigliabile estirpare dalle radici i fusti ormai compromessi, cercando di agire sulla vegetazione recuperabile con interventi mirati.

 

Messina, 29/11/2008

 


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